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Cinzia Folcarelli

DISEGNI – PITTURA, MEMORIE DEL TEMPO E DELLO SPAZIO CONTEMPORANEO

giugno – settembre 2008

“La pittura ha una vitalità che si rinnova di continuo, che guarda al passato per rispecchiarsi nel futuro”. E così come la pittura di cui parla, anche Lina Passalacqua ha una vitalità esteriore ed interiore che la caratterizza, che la rende entusiasta quando parla della sua vita, dei suoi affetti e dei suoi progetti, passati e futuri.
Forza di volontà e tenacia le hanno permesso di cambiare un destino scelto dagli altri, che sicuramente non le avrebbe permesso di realizzare i suoi sogni e le sue aspirazioni, il teatro negli anni della giovinezza e la pittura che non abbandonerà mai nel corso della vita.
Allieva del pittore e incisore Presidente dell’Accademia di San Luca a Roma, Carlo Alberto Petrucci, amico di Giorgio Morandi, Lina, che fin da bambina aveva manifestato una forte inclinazione per il disegno e per il ritratto in particolare, all’inizio degli anni Sessanta sceglie di dedicarsi alla pittura e all’insegnamento di discipline pittoriche. Inizia ad insegnare a Jesi, nelle Marche, dove si avvicina all’arte di Lorenzo Lotto.
Già durante la sua carriera teatrale in giro per l’Italia, si era accostata alle opere dei grandi Maestri del passato, frequentando i più importanti musei della penisola. Ma è l’incontro con il Futurismo, con le opere di Balla e Boccioni in particolare e con la poetica di Fernand Léger che forgia il suo stile, che raggiunge nel corso della sua carriera artistica una cifra stilistica particolare.
“Lo spazio futurista è lo spazio del nostro tempo”. Lina riconosce ai Futuristi di aver compreso per primi che il movimento è connaturato alla nostra contemporaneità. “Tutta la nostra vita oggi è colpita da immagini per un istante, sia se guardiamo dal finestrino del treno, o dell’automobile, o nell’alternarsi dei canali televisivi e degli spots pubblicitari, nelle edicole dei giornali, nelle insegne luminose, nei fari delle macchine che lampeggiano e scompaiono … Viviamo nell’epoca del flash e tutto appare frazionato, anche i nostri sentimenti”, dice l’artista in un video del 1990 che racconta la sua vita. “Schegge di vita ci colpiscono continuamente. Vivo in una vita fatta di flash che rischia di perdere la memoria storica e forse anche quella morale”. Prodotto dalla Teleromacine, curato da Stefania Severi, per la regia di Pino Passalacqua, questo video, classificatosi al terzo posto al III Festival “Cinema e Arte” promosso dall’Ente dello Spettacolo, racconta la vita d’artista e di donna di Lina, la sua professione di docente al I Liceo Artistico, portata avanti con orgoglio e consapevolezza, il rapporto d’amore con le figlie e soprattutto la sua grande passione per l’arte.
L’espressione artistica di Lina Passalacqua è sempre incentrata sul movimento e sulla scomposizione e ricomposizione dell’immagine, dagli ormai celebri Voli e Vele, cicli che hanno caratterizzato un’importante porzione della sua produzione artistica, ai meno noti “disegni – pittura”, come li ha definiti Renato Civello in un suo scritto, che Lina inizia a realizzare nel 1967, in piena Pop – Art, suggestionata dal lavoro di Andy Warhol e di altri artisti del periodo. Utilizzando i giornali dell’epoca, con un procedimento particolare di trasferimento dell’immagine sul supporto cartaceo, e successivamente intervenendo con la china e con il colore, l’artista crea queste opere così effimere e forti allo stesso tempo, flash di vita, memorie del tempo e dello spazio contemporaneo. Sono opere uniche e non più realizzabili con i giornali di oggi, a causa della diversa composizione dell’inchiostro che non permette un buon trasferimento dell’immagine.
Stilisticamente sono un misto di Futurismo e Pop Art, caratterizzate da un forte dinamismo.
A proposito di uno dei suoi artisti di riferimento, Boccioni, che nei suoi quadri rappresenta l’energia in movimento tipica della nostra epoca, Lina dice: “In Boccioni è l’azione, il moto a creare nuove forme plastiche nello spazio. Boccioni, come è stato detto, è l’esponente lirico della moderna concezione della vita, basata sulla rapidità e contemporaneità di conoscenza e comunicazione. Nella Città che sale si respira un’aria di caotica violenza, di energie cosmiche scatenate, la realtà naturale è interpretata come continuità dinamica escludendo le distinzioni di tempo e di luogo. Io ho cercato di rendere quelle forze che si intersecano, che stanno alla base delle sue opere”.
Lina ha guardato anche a Balla, al quale ha dedicato Omaggio a Balla del 1987, e del quale dice: “In Balla, il vero è analizzato quasi come sequenza cinematografica e il dinamismo è rappresentato come ripetizione di elementi che si spostano nello spazio”.
Un’altra caratteristica dei “disegni – pittura” è rappresentata dall’ingrandimento dell’oggetto che a sua volta diventa soggetto del quadro, caratteristica che Lina ha mutuato da un altro grande artista, Fernand Léger. In queste opere l’attenzione è focalizzata sui dettagli, è il particolare che diventa soggetto nel quadro.
Natura, essere umano, macchine e ingranaggi si fondono tra loro raccontando il mondo contemporaneo. “Se oggi devo recuperare la memoria storica non posso farlo evocando un mito, che secondo me non potrebbe avere più senso, ma rielaborando frammenti di immagini del passato che mi hanno colpito, inserendoli in uno spazio moderno”, dice l’artista, e ancora: “Io credo nel ruolo attivo e conoscitivo della pittura e per questo ho scelto la sintesi geometrica dell’immagine. Mi appello all’ordine primordiale della geometria, in essa trovo una grande assonanza concettuale alla logica interiore.”
Fonte di ispirazione in questo senso è stato per lei sicuramente Picasso, per la sua concezione dello spazio con i molteplici punti di vista che permettono la sovrapposizione di più vedute da punti diversi, con l’intento di raffigurare gli oggetti come sono nella realtà e non come appaiono.
Futurismo, Pop – Art, ma anche il Cubismo e i grandi manieristi del Rinascimento, come Lotto e Pontormo rivivono dunque nelle opere di Lina Passalacqua, fusi in composizioni affascinanti ed visivamente intriganti.
La realtà quotidiana, la società, lo sport e l’arte sacra sono i temi predominanti che caratterizzano i “disegni – pittura”.
Fermati qualche volta, del 1985, è rivolto ad un ipotetico manager che con la ventiquattrore in mano (è questo il dettaglio su cui si concentra l’artista) corre da un appuntamento all’altro. In altri lavori, come in Ingranaggi o in E’ caos, entrambi del 1968, l’attenzione è focalizzata sulla macchine, moderni strumenti di lavoro dell’uomo, ma anche fonte di alienazione, forse un ricordo di Tempi moderni di Charlie Chaplin.
L’automobile è un altro tema ricorrente, in particolare gli incidenti stradali, sempre legati al dinamismo “malato” della società contemporanea. Così come l’orologio, definito in un lavoro del 1985, L’idolo del tempo.
Altre opere sono dedicate ai grandi personaggi contemporanei, come Omaggio a Barnard, dedicato al grande chirurgo, e Paolo VI, entrambi del 1968.
A volte questi lavori anticipano il futuro, come La Cina è vicina, realizzato nel 1967, e decisamente attualissimo.
Una serie di “disegni- pittura” sono dedicati allo sport e sono stati realizzati nel 1969 ed esposti in occasione del Congresso Special AICS della Associazione Italiana Circoli Sportivi, tenutosi a Viareggio nello stesso anno.
Anche l’arte sacra è presente in questo tipo di opere. Molto belli sono i lavori realizzati nel 1968, come E venne un uomo, in cui il volto di Cristo affiora all’interno di una composizione futurista. Sullo stesso stile sono realizzati anche Rintocchi di campane e Ti prego, mentre più drammatico è Calvario, in cui spirali vivacemente colorate avvolgono le croci del Golgota.
Quale che sia l’argomento trattato, nelle opere di Lina Passalacqua protagonisti sono i sentimenti. L’artista riesce con sensibilità e delicatezza d’animo a trasferire nei suoi lavori le emozioni della sua vita e dei suoi ricordi, inserendoli in una realtà che ci coinvolge tutti e che ci fa riflettere.
Queste opere sono state esposte nel corso degli anni in numerose esposizioni e rassegne, ma solo oggi l’artista ha deciso di presentarle tutte insieme e solo così riusciamo ad apprezzarle completamente, trattandosi di un percorso che abbraccia un trentennio della sua carriera artistica.
Per la loro raffinatezza, delicatezza e forza espressiva, con i “disegni – pittura” di Lina Passalacqua sono stati illustrati anche vari libri di letteratura e poesia.
Recentemente, in occasione del Premio Pizzo, è stata conferita a Lina Passalacqua la Medaglia commemorativa del Presidente della Repubblica, in quanto l’artista “è una delle più illustri continuatrici del linguaggio futurista, a conferma dell’attualità delle idee e dei fini del movimento marinettiano”.

Presentazione in catalogo FLASH Grafiche 1960-1990

Società Editrice Romana, febbraio 2009 Roma

Mostra Antologica Palazzo Camerale – Liceo Artistico Ripetta dal 7 al 21 marzo 2009 Roma

Fiammetta Jori

LINA PASSALACQUA, ANIMA IN VOLO

18 febbraio 2006

Mai la vera arte ha approdi.
In essa solo partenze audaci, fughe improvvise, inesausto cammino, cadute atterrenti; e ancora plaghe d’attesa, moti impercettibili, impennate furenti, così come placide inerzie, scivolate infinite, voli … Voli, appunto, ed è Lina Passalacqua che ritrovo e riconosco, nella sua magistrale sapienza pittorica, estrema quanto l’acme di un volo – mai ultimo certo- ed improprio è il singolare, poiché plurimi e inarrestabili, urgenti e impavidi, da sempre, sono i suoi “VOLI”, in quell’incantato disincanto – e non è un gioco di parole – del percorso tutto “in levare” di una grande artista che amo molto. I critici d’arte non si espongono, generalmente, a livello troppo personale, non indulgono a dichiarazioni di tipo privato, lesive forse dell’aurea freddezza del ruolo, ma io posso, da povero poeta, permettermelo!
Sì, amo Lina Passalacqua, per la sua arte e la sua vita! Brucia la mia passione nella scrittura e anche lì c’è la gioia di auliche perdizioni o il baratro di tonfi mortali; anche per questo mi hanno intrigato, delle 38 opere di L. P. i titoli, letterariamente suadenti, che ostentano una filosofica matrice, proponendo un fil rouge che lega, come in un meditato incedere, i “passaggi” nei quattro alchemici elementi – Terra, Aria, Acqua, Fuoco – che atavicamente appartengono al cosmico Kaos primigenio che dell’Uomo è principio, cattività ed ineluttabile seduzione, intesa, questa, nell’etimo fondante.
Le tele di L.P. – i cui stessi titoli ineludibili insinuano, la necessità delle scansioni, suggeriscono l’idea di un “cammino” che già è volo – saltano la flebile rete semantica che della parola è forza e limite, e il cosmo si disvela – infine – agli occhi di chi le guarda. Si squarcia il fondale della scena, la prospettiva si apre come in oniriche visioni e scomparendo la gravità, fisica e metaforica, la terra, davvero, manca sotto ai piedi.
Non a caso, si intitolava “Nel cosmo” (1996 – cm. 180×180), un grande olio su tela presentato, insieme ad altri olii e bozzetti, pastelli e monotipi, allo Studio S –Arte Contemporanea di Carmine Siniscalco nel corso di una mostra di enorme successo del 1998, “VELE”, con un testo in catalogo di Carlo Fabrizio Carli. “Le vele di L. P. ci ripetono un canto di libertà, un desiderio di luce e di più ampi orizzonti” – così si esprime Carli; definendo poi “nell’itinerario pittorico di L. P. quello delle Vele un vertice qualitativo”.
Quelle vele oggi sono VOLI! Ancora un gioco di parole … ma nelle vocali che si trasformano, creando un significato altro, c’è forse il senso più alto dell’arte vera che è tale quando riesce, in semantici fraintendimenti come nella traslitterazione più banale, quasi infantile, a comporre e rappresentare quello scarto tra l’uomo e l’artista, che solo possiede – quest’ultimo – la chiave di ogni artificio, il segreto di ogni pur minimo “lapsus” dell’anima. Ecco allora i “VOLI” di L. P. scompigliare la storica premessa e promessa delle sue splendide vele; e la facile consonanza delle due parole, che istintivamente viene di compitare, quasi estratte da un vecchio sillabario, divengono “immagine”, ribaltando gli scontati due piani orizzontali dell’umano scenario.  – Cielo-mare, sopra-sotto -; si capovolge l’immagine e di Lina – Ulisse – “dietro l’anima sua fatta sirena” – prosegue il viaggio, la navigazione partita dal mare, certo, da quello stesso mare su cui si affaccia la casa dove Lina, appena può, si rifugia a lavorare; da questo “incipit” azzurro e bagnato, si sciolgono gli ormeggi del sogno, fino a dimenticare il Mediterraneo e le colonne d’Ercole e forse Itaca stessa.
Oltre il destino, che, come nell’Odissea, è il perno della grande letteratura e del mito, che essa peraltro fugge o insegue; oltre la terra e l’acqua, verso il fuoco e l’aria –elementi portanti o solo per L. P. concettuali scansioni -.
Comunque oltre e verso qualcosa, impavidi o smemorati, abbacinati o lucidi, disorientati o spavaldi. Perduti o salvi!
L’immensa malìa dell’Arte è il suo stesso “cammino”:

“La terra è fatta di cielo.
La menzogna non ha nido.
Mai nessuno si è perduto.
Tutto è verità e cammino”

Non posso non pensare ai miei prediletti versi di Fernando Pessoa, gigante della letteratura portoghese, poeta – fingitore di sé (è una sua definizione del poeta in quanto tale), nell’arte come nella vita, ed è fittizia la distinzione dei due termini, tanto più per Pessoa.
Ed estrema, indicibile bellezza è nella poesia, come nell’arte tutta, la “potenza”, rispetto all’atto; dunque l’attesa non l’esito, la prospettiva lunga, l’immagine all’infinito, il leopardiano “naufragar”, come, in certa scultura michelangiolesca, la tensione del gesto – in fieri – ha la forza e la possanza di erompere dalla pietra che lo imprigiona, impedendone il compiersi.

“La freccia trema poiché, nell’ampia faretra,
il presente crea e include il futuro.
Se i mari ergono la loro furia selvaggia,
è perché la futura pace la loro orma cancella;

Tutto dipende da quel che non esiste.”

E’ Pessoa, ancora. Mi riecheggiano i suoi versi, mentre delle tele di L. P. mi ossessiona il vivo ricordo della prima volta che le vidi, da lei mostratemi, una ad una, con l’emozione viva di chi ti confidi un segreto. Una ad una mi folgorarono, le piccole e le grandi – una enorme (cm 100×200) – frutto di cinque anni di lavoro, una fatica, della mano, dell’occhio e del pensiero, affidata al timone sapiente di una indiscussa maturità pittorica, in grado di declinare il colore fino allo spasimo della sfumatura più improbabile – “conta la sfumatura, non il colore”, parola di Beaudelaire -; olii incredibili negli scontri cromatici che sembrano sottrarsi alla tirannia di una volontà espressiva, sfuggendo all’urgenza stessa dell’ispirazione di cui pure si evince la potenza.
Può – mi domando ancora, come il giorno in cui finalmente ebbi davanti agli occhi queste tele che, da tempo, aspettavo di vedere con impazienza, come una epifania annunciata – può il colore essere più forte, nella “rilettura” più meditata di un’opera, delle campiture che ne sono suggello, della pennellata stessa che lo esprime? E’ forse un colore ciò che resta dei nostri sogni? Davanti ai quadri di L. P.  credo di aver colto, almeno per un attimo, proprio nei suoi fuggevoli colori, quel quid misterioso che dell’anima è “umana” sostanza che, pure, l’Umano trascende.
Sembra difficile, eppure non lo è; sono i corollari del pensiero che ripensa alcune tele di L. P., le invisibili didascalie che accompagnano lo snodarsi delle sue opere: da “La vita tra le foglie” – inizio del viaggio (2002) al “Finale” – e non a caso è un tondo – “Lassù una stella” (2006), ultimo “occhio” sulla resurrezione che si celebra, come un riscatto, dopo la penultima, piccola tela – ancora un tondo, di recentissima ultimazione – in cui, tra i “rovi” neri della disperazione, l’epilogo appare drammaticamente ineluttabile! Coup de thêatre; tutto ricomincia, torna a fremere la vita che in ogni tela palpita ; è un fremito d’ali, un guizzo acquatico, un esplodere purpureo, cremisi, mauve, di penne, piumaggi di tortore, passeri o, chissà, gabbiani.
Volatili felici o feriti, rapiti o rapaci, traditi da ciò che in aviazione si chiama “euforia d’infinito”, quando continui a scendere in picchiata, ammaliato dall’ebbrezza del volo, incurante dei limiti del velivolo che, troppo vicino alla terra, non ce la farà a risalire.

“Ah! I sentieri sono tutti in me.
Qualunque distanza o direzione, o termine
mi appartiene, sono io.”

I versi di Pessoa sono, forse, il controcanto perfetto alle opere di L. P., la risposta a tutte le domande; e se il poeta è costretto all’uso delle parole, al pittore basta anche una sola immagine, icona del detto e del non detto, visualizzazione di ciò che mai nessuno potrà vedere.
I Voli, sorprendenti e fugaci, di L. P. ci proiettano nell’assoluto, al di là dei 4 elementi, ??????di antiche filosofiche speculazioni, oggetto di fascinazioni cabalistiche. E improvvisamente spaesati ci ritroviamo nel punto fatale, ove tutto termina, perché tutto cominci.
“Volerò come un gabbiano” (2004) è l’unica opera in cui lei si pensa, si traspone, si vede, forse; sono i capelli di una donna, l’accenno di un volto, quello che si intravede, fluttuante, nel radente baluginìo di uno stormo. Qui, in questa unica tela, Lina si espone in prima persona, in quell’inequivocabile “volerò” del titolo.
Una provocazione, una sfida al domani, la sfrontata affermazione di un artista … a chi si interrogasse su come interpretare questa ambiziosa asserzione, vorrei dire che quel “futuro” è improprio, è fuori posto, è l’unica “cecità” che ad una artista si può ascrivere: l’inconsapevolezza di essere già dove il sogno la proietta. Con i suoi gabbiani L. P. “vola” da tempo, in empirei cieli, laddove all’infinito si rifrange la luce siderale e convivono, senza opporsi, alba e tramonto; dell’Arte è la portanza sulle sue ali, poiché solo l’Arte libera, trasporta, sostiene, in eterno librarsi, chi dell’arte vive, giorno dopo giorno. Fino al luminoso affrancarsi, “volo dopo volo”, dall’oscura zavorra dell’essere.

“LA MIA ANIMA E’ QUEL CHE NON HA”…

… è ancora il poeta che “canta” l’anima di cui, tutti, cerchiamo il mistero.
Nessuno può dire cosa, e dove, sia e qualcuno dubita che esista; ma davanti ai VOLI di L. P., ne ho la certezza: l’anima vola!

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Presentazione in catalogo LINA PASSALACQUA – Voli

Graficonsul group, aprile 2006