Le cinque stagioni di Lina Passalacqua

(…) In realtà la cosa che più colpisce di questo nuovo ciclo è la creazione di una sorta di quinta stagione che intesse tra loro tutte le altre, miscelando i bagliori rossi dell’estate, i toni rugginosi dell’autunno, i vapori nivei dell’inverno e la tavolozza germogliante della primavera, in un tempo fuori del tempo, che accoglie le sue pennellate taglienti, l’intrecciarsi quasi futurista di prospettive e di piani, imponendoci la lentezza della sosta e dello sguardo. Uno sguardo complice e ravvicinato che tratta il paesaggio come un turbinio di forme e colori: foglie che si gonfiano come vele, rami aguzzi, cieli sfarinati, carezze di terra e di ombra. Forme trasfigurate in ricordi o presagi.

The five seasons by Lina Passalacqua

Actually, the most striking thing about this new cycle is the creation of a fifth season that puts all the others together, mixing the red summer glow, the rude autumn tones, the damp winter vapor and the springy budding palette, in a time out of time, that welcomes its sharp brushstrokes, the almost futuristic twist of prospects and planes, imposing the slowness of the rest and the look. A closer and accomplice look that treats the landscape as a swirl of shapes and colors: leafs that swell as sails, agile branches, flattened skies, earthy and shadow caress. Shapes transfigured in memories or omens.